I 6 errori più frequenti che abbiamo visto nella gestione dei social dei nostri clienti


by Alberto Nalin - Chief Operating Officer

Avere un profilo sui social sembra una banalità, ma saperlo gestire non lo è affatto.
Ricordati che i social network sono uno strumento e, come tutti gli strumenti, devi saperli utilizzare, avendo ben definita una chiara strategia di partenza.

Quando ti occupi di annunci e inserzioni, in particolare, devi prestare attenzione a una serie di accorgimenti per fare in modo di creare delle campagne adatte al tuo business.

In questi anni ne abbiamo viste tante, soprattutto sui social network, e cadere in errori banali è molto frequente. Ecco perché ho pensato di presentarti quelli più frequenti, così non correrai più nessun rischio di sbagliare!

Quali sono?

Ottimizzare troppo spesso i Facebook Ads

La premessa a tutte le prossime riflessioni è chiara (e impietosa): gli algoritmi sono molto intelligenti e il costo del traffico è elevato. È fondamentale quindi lavorare bene con i meccanismi che governano i social, per non scialacquare un sacco di soldi.

Da dove partire? Prima di tutto, calma e pianificazione. Se pensi che modificare continuamente una campagna cambiando offerte, budget e obiettivi sia un’idea geniale, fai attenzione.

Ogni volta che ottimizzi una campagna, infatti, viene reimpostato anche il ranking dell’annuncio. Vediamola con una similitudine: è come se piantassi un seme, scavassi dopo 5 minuti per vedere quanto è cresciuto, lo ripiantassi per poi scavare ancora dopo 5 minuti. Non riuscirebbe mai a crescere!

Cerca quindi di impostare fin da subito la tua campagna con i parametri giusti.

Anche fare tanti annunci potrebbe essere controproducente perché distribuire il tuo budget su tante inserzioni non genera abbastanza potenza. Ecco perché è fondamentale innanzitutto rivolgerti a un pubblico personalizzato che converte.

Come lavorare sui pubblici? Guarda i nostri webinar.

Ricadere sul targeting impreciso

Uno dei più grandi errori che vedo fare dagli inserzionisti è quello che gli addetti ai lavori chiamano “targeting pigro”, che porta l’annuncio sbagliato a raggiungere il pubblico sbagliato. Te lo spiego meglio con tre esempi:

  • quando non selezioni bene il pubblico a cui indirizzare le proprie promozioni. In questo caso il consiglio che ti posso dare è quello di entrare in Ads Manager e affinare il tuo pubblico, partendo da un buon pubblico personalizzato formato da clienti esistenti, traffico dal sito Web e persone che hanno precedentemente interagito con te.
  • quando non fai buon uso del pubblico di esclusione e quindi, ad esempio, continui a mostrare gli annunci a chi ha già acquistato, disperdendo il budget.
  • quando ti affidi soltanto alla selezione degli interessi senza fare attenzione alla fascia d’età e altri parametri per restringere il pubblico

La tua campagna produrrà risultati migliori se avrai fatto una precisa analisi del target, perfezionando e raffinando interessi e comportamenti del tuo pubblico.

Detto questo, il tuo pubblico non deve sempre essere mirato e ristretto: ad esempio, se stai cercando di aumentare la consapevolezza all’inizio di una campagna di acquisizione e promozione dei lead, rivolgersi a un vasto pubblico va benissimo.

Concentrarti sulla tua soluzione anziché sul tuo potenziale cliente

Un altro errore che mi capita di vedere su Facebook è la creazione di annunci incentrati sulla soluzione o sui prodotti anziché sulle persone.

Molte pubblicità che le persone vedono nei loro feed su Facebook si concentrano su una sorta di promozione di determinati prodotti o servizi (ad esempio, una vendita, un’offerta a tempo limitato, ecc.): il problema è che spesso, quando qualcuno vede il tuo annuncio, è la prima volta che incontra la tua attività.

Con migliaia di offerte e concorrenti che chiedono a gran voce l’attenzione e il tempo del tuo potenziale cliente, l’unico modo per distinguersi è concentrarsi sul cliente e non sulla soluzione che stai vendendo: sottolinea il suo dolore, le sue sfide e i risultati che desidera raggiungere, disegnando una customer journey dettagliata

Come si disegna una customer journey? Scoprilo nel nostro webinar

Ricorda: hai meno di 3 secondi per attirare l’attenzione di qualcuno e convincerlo a fare clic sul tuo annuncio e a saperne di più: l’unico modo per farlo è concentrarsi su di loro, non su te stesso.

Ottimizzazione eccessiva del budget della campagna Facebook

Se ti ricordi qualche mese fa avevamo scritto un articolo sul fatto che sarebbero cambiate le promozioni su Facebook: non potendo più scegliere il budget da destinare alle varie inserzioni, Facebook avrebbe destinato in autonomia gli investimenti (se vuoi darti una rinfrescata, leggi pure qui)

Prima di questo cambiamento, infatti, avevi il controllo di quanti soldi venivano spesi al giorno e potevi destinarli a un pubblico specifico all’interno delle tue campagne pubblicitarie. Ora con la Campaign Budget Optimization (CBO), Facebook dividerà automaticamente la spesa per te in base a come credono che ogni pubblico si esibirà.
Come?

Facebook studia il pubblico durante l’intera campagna e trova gli utenti che ritengono più propensi a convertire in base al tuo obiettivo: ad esempio, se desideri visualizzare i video, Facebook cercherà il più grande gruppo di persone che guarderanno i tuoi video al prezzo più basso. Se desideri che il tuo pubblico visiti il tuo sito, Facebook troverà le persone che fanno clic sul maggior numero di collegamenti e mostreranno loro i tuoi annunci.

C’è però un problema: in questo modo, se hai un pubblico freddo (cioè con cui non hai mai avuto contatti, ma che potenzialmente acquista) e uno caldo (che magari non acquista, ma che interagisce con te) Facebook destinerà automaticamente più budget al pubblico caldo che a quello freddo.

Le campagne CBO, quindi, possono essere incredibilmente potenti, ma se non vengono utilizzate correttamente (con limiti di offerta, spesa giornaliera minima / massima e ottimizzazione adeguata) Facebook potrebbe mettere i tuoi soldi in tanti posti sbagliati.

Favorire la metrica ROAS

L’errore più grande commesso dagli inserzionisti quando si misura su Facebook il ROAS (Return On Advertising Spend, cioè il ritorno in termini di risultati dall’investimento) è concentrarsi solo sulla metrica ROAS acquisto.

Questo infatti riporta il valore di acquisto immediato solo nel momento specifico in cui si valutano i dati: misurare con precisione il reale impatto della pubblicità su Facebook è invece guardare al valore della vita del cliente, che va ben oltre il loro primo acquisto.

Quando devi prendere decisioni sulla spesa e pianificare le tue campagne pubblicitarie, non limitarti a guardare il ROAS immediato: calcola, invece, il tuo vero ROAS.

Accontentarsi di un approccio unico

Supponiamo che Facebook sia come un’autostrada, in cui i pollici del pubblico che scorre il newsfeed sono le auto e i tuoi annunci video sono i cartelloni pubblicitari che superano.

Se stai percorrendo un’autostrada a 65 km/h, hai solo circa 10 secondi per prestare attenzione a un determinato cartellone. La stessa logica si applica quando si accelera il feed di Facebook: hai solo un tempo limitato per prestare attenzione a un annuncio video prima di continuare il tuo viaggio verso la prossima destinazione.

Come si fa a rallentare e prestare attenzione all’annuncio video (ma non solo)?

Rimanendo sulle inserzioni video: queste devono essere ottimizzati per il formato e il pubblico a cui sono rivolti. Ad esempio, un’inserzione destinata ad Instagram, sarà diversa da una pensata per Facebook. E ancora, un video destinato ad essere pubblicato sui “video in-stream” dovrà avere caratteristiche diverse da un video pensato per il newsfeed. E così via.

Questo può sembrare un gioco da ragazzi, ma sono ancora sorpreso dal numero di inserzionisti che non ottimizzano i loro annunci video per la piattaforma o il dispositivo su cui vengono mostrati. Personalizza quindi la tua creatività in modo che si adatti alla piattaforma in cui pubblichi i tuoi annunci.

Spero che questi consigli ti aiutino a non cadere in nessuno di questi errori, altrimenti non ti preoccupare: un rimedio esiste, parliamone.

I 6 errori più frequenti che abbiamo visto nella gestione dei social dei nostri clienti

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